Sono trascorsi duecentoventi anni da quando Giovanni Presta scrisse
quattro lettere , sin'ora inedite , custodite presso la Biblioteca
Moreniana di Firenze , indirizzate al 'Veneratissimo Signor Proposto
Marco Lastri ' , illustre letterato fiorentino. Queste lettere
testimoniano la sua frequentazione del fervido e ricco Cenacolo gallipolino
,che animava la vita culturale salentina nella seconda metà del Settecento ,
diffondendo con importanti indagini scientifiche il pensiero
fisiocratico che faceva risiedere la fonte della ricchezza economica
nel sistema agricolo.
Siamo nel marzo del 1783 , ma già da almeno
due anni era iniziata la corrispondenza tra loro. Le quattro lettere
sono state inviate tra il marzo ed il maggio 1783 .
Il medico
gallipolino , celebre agronomo , che ha deciso di dedicarsi allo
studio " degli ulivi , interrogandone non men gli Autori che il gran
libro della Natura e la infallibil Maestra della verità , la sperienza" ,
chiede all'illustre amico di volergli inviare i tre tipi di ulivi coltivati
in Toscana , " l'infrantoio , il coraggiuolo ed il moraiuolo ,con
tronco grosso come un manico di vanga , piantati in vasi di terracotta ,
da spedire da Livorno tramite il signor Ottofranchi e far recapitare
al signor Costantino Barone Rossi di Gallipoli ".
Il Presta sta avviando
un progetto per incrementare ed ammodernare le culture agricole per una
crescita economico-sociale del territorio salentino . Oltre agli alberi di
ulivo che sono coltivati in Toscana chiede , anche , " un picciol ma esatto
modello in legno sì della macina solcata alla fiorentina che di tutta la
macchina o strumento col quale usa costì d'infragner le ulive ". E continua "
Io devo alla vostra savia lezione la prima notizia , che costì si usa la
macina solcata e non liscia ;terminate dunque anche voi d'istruirmene con un
modelluccio in legno ".
Da tale richiesta si comprende come sia grande
l'impegno del Presta a migliorare la coltivazione dell'ulivo , praticato
nelle nostre zone in modo alquanto primitivo ed antieconomico . Nella prima
lettera , datata 13 marzo 1783 , è anche allegata una nota esplicativa con
la quale il Presta fornisce al Lastri indicazioni relative ai diversi saggi
di olio spediti , delle annate 1782 e 1783 , chiedendo con insistenza un
giudizio sull'olio prodotto , volendo saper se è considerato olio perfetto
, anche per insegnare agli altri il modo di produrre olio di ottima qualità :
"Non già che io non mi sia prefisso anche dalle prime prove
quell'importantissimo fine di cercare , di rinvenire e d'insegnar quindi ai
miei Nazionali li mezzi tutti ……….onde meglio finir lo scopo della massima
possibile quantità ". Già in quell'anno , 1783 , ha in mente di scrivere
un trattato " forse col titolo Dell'ulivo , Dell'uliva e Dell'olio " che
pubblicherà dopo oltre un decennio , nel 1794 , e che sarà il più
completo e documentato testo sull'argomento. Tutte le sue opere saranno
pubblicate negli anni successivi :
1° MEMORIA SU I SAGGI DIVERSI DI OILO E
SU DELLA RAGIA DI ULIVO DELLA PENISOLA SALENTINA MESSI COME IN OFFERTA A SUA
MAESTA' IMPERIALE CATERINA II ,LA PALLADE DELLE RUSSIE nel 1786 ;
2° MEMORIA
INTORNO AI SESSANTADUE SAGGI DIVERSI DI OILO PRESENTATI ALLA MAESTA' DI
FERDINANDO IV, RE DELLE DUE SICILIE , ED ESAME CRITICO DELL'ANTICO FRANTOIO
TROVATO A STABIA nel 1788 ;
3° DEGLI ULIVI , DELLE ULIVE E DELLA MANIERA
DI CAVAR L'OLIO nel 1794 .
Nel lungo elenco di richieste rivolte al Lastri sono incluse : le
caratteristiche della struttura del frantoio ; la quantità di ulive che
debbono comporre una infrantoiata ; quante volte si deve rimacinare la sansa
; se si deve usare lo strettoio ad una o due viti ed infine di quanti
strettoi deve essere provvisto un 'Trappeto'.
Confrontare le diverse modalità
di produzione dell'olio tra la Toscana ed il Salento voleva significare per
il Presta un avanzamento qualitativo e quantitativo .
Infatti è costantemente
richiesto all'interlocutore quale è " la razza più lodata sia per la
abbondanza sia per la bontà dell'olio ". Non sarà , però , un travaso di
metodi e formalità toscane , senza un continuo e sperimentale contributo
personale del grande agronomo gallipolino .
Nel suo manuale esprimerà molte
riserve sulle tecniche toscane , migliorerà gli 'ordigni' adoperati
introducendo il torchio alla 'genovese' , che già aveva superato quello alla '
calabrese'. Con orgoglio attesta nel suo Trattato di aver reso indigene le
tre 'sorte di ulive' d'origine toscana da lui introdotte nel Salento ,
inviategli dall'amico Lastri , anche se dichiara di ritenere migliore "
la razza dell'ulivo INFRANTOIO tra quante mai se ne trovano ".
Senza dubbio
queste lettere consentono di conoscere meglio il nostro famoso Concittadino
, di apprezzare il suo grande contributo culturale per lo sviluppo del
Mezzogiorno d'Italia ed aprono uno squarcio sulle caratteristiche fisiche
della persona.
All'amico confida di " esser ipocondriaco peraltro e
cagionevole qual fui sempre " di soffrire di " un acerbo dolor artritico
nervoso nel braccio che impediva affatto di segnar riga e a stento e a
disagio possa scrivere di proprio pugno ".
Egli è un apprezzato medico che
svolge quotidianamente la sua professione e dedica tutto il tempo libero alla
ricerca e sperimentazione di nuove tecniche e soluzioni. " Se io non fossi
medico e medico per fortuna non discaro alla Patria , né ignoto nella
Provincia, forse io menerei i più dei giorni in campagna , tanto mi diletta
l'agricoltura. Tuttocchè medico , nondimeno , io ho fatto sempre le mie lunghe
villeggiature , di autunno e di primavera , ed allora i libri e gli affari
georgici sono stati le mie delizie ".
E' un grande del suo tempo e
realizza con forza l'insegnamento di Antonio Genovesi che aveva insistito
sull'importanza degli uomini colti di essere sempre animati dalla volontà
di istruire e far progredire i Cittadini. Preso atto che l'economia rurale
non ha fatto alcun progresso , decide di dedicarsi allo studio degli ulivi
pervenendo ad un livello di conoscenza unico ed insuperato per il suo tempo.
Il merito della scoperta di queste lettere è del prof. Fabio
D'Astore , dell' Università di Lecce : nel suo recente volume 'Dall'oblio
alla Storia" le ha magistralmente commentate , evidenziando le caratteristiche
ed i valori scientifici dell'illustre Gallipolino.
LA LIQUIDA DOVIZIA
(a Giovanni Presta)
I
Don Giovanni,son già le regie pile
Abbattute e interrate le posture,
e gli otri più non cercansi all'ovile,
e infrante son le fittili misure.
Dell'ultimo curatolo il senile
Accento tacque, e , intorno , le pianure
Or vestonsi con pampini in aprile,
di mignole fra scarse fioriture.
Ai morbi dell'uliva in tuo volume
L'àcaro aggiungi ancor dell'avarizia
Umana,ascoso al tuo profondo acume.
Da sessantadue prove invan perizia
Sovra l'olio traesti e sul morchiume,
chè non val più la liquida dovizia.
II
La liquida dovizia,qui raccolta
E decantata,riiluia pe'l mondo;
con la festosa velatura sciolta
a caricare il prezioso pondo
giungevano i navigli. Era una folta
selva d'antenne il porto, e il rivo biondo
scorrea inesausto.La straniera accolta,
colme le stive,ripartìa,e il giocondo
canto dei marinai più inazzurrato
facea il cammino. O musicale nome
di nostra terra, tanto celebrato
fra commensali dall'aurate chiome,
là, nell'angliche terre! O susurrato
presso ad estranie tombe, dolce nome !
(Luigi SANSO' 1891-1963)